5 STORIE D'AMORE INTRAMONTABILI A MILANO

Milano in Tour

13 Febbraio 2020

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Per tutti i romantici alla lettura, ecco 5 coppie senza tempo che hanno vissuto il loro amore a Milano!

Firenze, Verona, Venezia: se pensiamo all’amore in Italia, mi vengono subito in mente queste città.
Di solito Milano non è nella top 5, ma io vi racconto 5 storie d’amore che hanno tinto di rosa Milano!

AMORI SFORZESCHI: LE DONNE DI LUDOVICO IL MORO

Una storia d’amore sforzesca molto famosa riguarda non una coppia, ma un triangolo.
Sto parlando di Ludovico il Moro e della sua storia d’amore con Beatrice d’Este, sua legittima sposa, e Cecilia Gallerani, sua amante.
Ludovico il Moro era un noto sciupafemmine: era suo ogni cuore di gentildonna alla corte sforzesca.
Del resto era bello, potente e celibe, e amava divertirsi.
Ma nel 1488 il suo cuore viene irrimediabilmente rapito da una fanciulla giovane e bellissima: Cecilia Gallerani.
La bella Cecilia, di origini senesi, era una dama della corte sforzesca. Suo padre era infatti al servizio della precedente Duchessa, Bianca Maria, e Cecilia inizia quindi a frequentare la corte ducale. Il 36enne Ludovico presto si accorge della sua avvenenza, e in men che non si dica seduce la giovane.
E’ una storia d’amore intensa e sincera, tanto che le cronache dell’epoca riportano che «si dice che il male del signor Ludovico è causato dal troppo coito di una sua puta che prese presso di sé, molto bella, parecchi di fa, la quale gli va dietro dappertutto, e le vuole tutto il suo ben e gliene fa ogni dimostrazione”
Cecilia infatti si atteggia a first lady della corte ducale e segue Ludovico in ogni impegno mondano.
Pensate che Ludovico fa realizzare dal suo artista di corte preferito, il grande Leonardo da Vinci, un ritratto della sua bella: nasce così l’opera d’arte senza tempo intitolata “La Dama con l’Ermellino”.
Questa laison era troppo bella per essere vera. Purtroppo Ludovico non poteva sposare Cecilia, in quanto i doveri verso la sua casata lo portavano alla scelta di una sposa adatta al suo lignaggio e idonea alle esigenze di alleanze politiche tanto necessarie per far fronte ai pericoli francesi che incombevano in quel periodo a Milano.
Ludovico decide di sposare Isabella d’Este, dama potente e stupenda, ma questa è già promessa a Francesco Gonzaga di Mantova.
Il Moro ripiega quindi sulla sorella minore di questa, la sedicenne Beatrice d’Este, ragazzotta goffa e meno aggraziata sia di Cecilia che di Isabella.
Il matrimonio venne celebrato nel 1490 e subito Beatrice pretese e ottenne che la bella rivale Cecilia fosse allontanata dalla corte.
La Gallerani venne quindi pensionata e ringraziata per i suoi servigi con il Feudo di Saronno, dove crebbe il figlio che ebbe con Ludovico il Moro, il piccolo Cesare.
Beatrice si rivelò a sorpresa un’ottima sposa per Ludovico, divenne la sua fidata consigliera politica e la sua bellezza crebbe con il tempo.
Tanto che, quando Beatrice morì di parto a soli 22 anni, Ludovico si chiuse in un dolore che vide espressione nella realizzazione della Saletta Nigra al Castello Sforzesco: una sala totalmente foderata di tessuto nero dove il Moro si chiuse nel suo dolore per settimane.

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FANTASMI ROMANTICI A MILANO

Si narra che il Duomo di Milano abbia il suo fantasma che vaga sconsolato. E’ capitato a diversi fotografi di scattare una foto a una coppia di sposi  dopo la cerimonia nuziale sulla porta del Duomo di Milano e successivamente scorgere dietro di loro una donna sconosciuta vestita di nero.

Questa misteriosa figura sembra essere il fantasma di una certa Carlina, vissuta a Schignano, vicino a Como, dove era in voga l’antica usanza di far vestire le spose a lutto, completamente avvolte nella seta nera, per ingannare gli uomini del feudatario del luogo che si arrogava il famigerato jus primae noctis (il diritto di consumare la prima notte di nozze con le giovani appena sposate).

In una fredda e nebbiosa giornata di ottobre Carlina si sposò con il suo Renzino avvolta nel suo abito nero e partirono per Milano per il viaggio di nozze; decisero di salire sulle terrazze del Duomo dove le statue di drago lì presenti cominciarono ad inquietare la povera Carlina che portava nel cuore la colpa di essersi concessa ad un giovane straniero poco tempo prima delle nozze, rimanendo incinta.

Carlina aveva deciso di non dire nulla al futuro sposo e di fargli credere che quel figlio fosse suo, ma quel luogo suggestivo dove nella foschia comparivano sagome inquietanti la spaventarono a tal punto che la novella sposa lasciò la mano del giovane sposo e cominciò a correre tra le statue urlando .

Ad un tratto il marito la vide cadere nel vuoto, poi sparire inghiottita dalla nebbia. La leggenda racconta che il suo corpo fu cercato in lungo e in largo ma non venne mai trovato.

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IL TRIANGOLO NO: GIUSEPPE VERDI E LE SUE DONNE

Giuseppe Verdi, celebre compositore e idolo del Teatro alla Scala di Milano, ebbe tante donne. Donne di carta, ossia le eroine delle sue opere, e donne in carne ed ossa. Ed è di queste che io vi parlerò.
A condizionare la vita affettiva di Giuseppe Verdi, rendendola complessa e tormentata, fu sicuramente la prima moglie: Margherita Barezzi, fanciulla dalla sorte tragica.
Margherita era la figlia del suo mecenate, l’agiato commerciante di Busseto Antonio Barezzi, che nel 1830 ospita in casa il giovane compositore. Tra Giuseppe e la figlia del Barezzi nasce l’amore e i due si sposano nel 1836.  Nascono due figli: Virginia e Icilio, che moriranno però entrambi all’età di un anno. Nel febbraio del 1839, i Verdi si trasferiscono a Milano. Margherita fece in tempo a vedere il debutto della prima opera del marito al Teatro alla Scala (l’Oberto, Conte di San Bonifacio) prima di morire a causa di una encefalite.
Il secondo amore e sposa di Verdi fu l’affermato soprano Giuseppina Strepponi che sarà una moglie devotissima e adorante. Lui aspettò 12 anni prima di sposarla, ma nel frattempo se la portò in casa come convivente scandalizzando la buona società dell’epoca. Lei adorò e lodò sempre Giuseppe e lo introdusse nei migliori salotti, favorendo non poco la sua carriera.
Lui, invece, la trattava malissimo: la rimproverava di non saper gestire la servitù, scatenava collere epiche per dei nonnulla.
Ad un certo punto un’altra donna si insinuò in questo menage familiare. Si tratta di Teresa Stolz, anche lei soprano, che divenne la protagonista di molte delle opere di Verdi. Verdi e la Stolz passavano molto tempo insieme, tanto che rumors dell’epoca riportavano di una relazione fra i due.
La Strepponi si allarmò per l’assidua frequentazione “lavorativa” tra i due e fece in modo che la Stolz si allontanasse dal marito.
Anni dopo, i tre si riavvicinarono e la Stolz divenne fedele amica dei due anziani coniugi per i quali si rivelerà un importante sostegno, trascorrendo con loro lunghissimi periodi
Quando la Strepponi morì qualche anno prima di Verdi, nel 1897, fu proprio la Stolz che si prese cura di lui, aiutandolo anche a completare la sua opera più bella: la casa di riposo per musicisti Giuseppe Verdi.

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AMORE TRAGICO: MARIA CALLAS E ONASSIS

Non si può pensare al Teatro alla Scala senza nominare la grande Maria Callas.
Maria Callas ebbe innanzitutto un grande amore con la città di Milano, che scelse come sua dimora stabile, in una vita che certo stabile non era, per ben 10 anni.
Il soprano infatti abitò a Milano, in via Buonarroti 38, dal 1950 al 1960, insieme al marito, l’imprenditore veneto Giambattista Meneghini. A Milano la Callas aveva anche la sua stilista di fiducia, quella Elvira Leonardi Bouyeure, in arte Biki, che fece di lei un’icona di stile in tutto il mondo, e contribuì a rendere la sua figura leggendaria anche al di fuori del piccolo mondo degli appassionati d’opera.
Nel 1958 La Callas litigò con il sovrintendente della Scala, Antonio Ghiringhelli, promettendo di non mettere più piede nel teatro fin quando fosse stato lui in carica. Abbandonò Milano due anni più tardi per stabilirsi a Parigi, iniziando il triste periodo del suo declino artistico e iniziando la storia d’amore con l’armatore Aristotele Onassis.
Quella fra Maria Callas e Onassis è una delle più celebri storie d’amore del ‘900
Una storia d’amore paragonabile ad una tragedia greca, proprio come l’origine ellenica di entrambi, e che ha avuto il suo punto più basso quando Onassis sposò Jacqueline Kennedy, portando conseguentemente alla depressione la Divina.
Il primo incontro tra i due avvenne in Italia, a Venezia, nel 1957.
L’unione tra Callas e Onassis diede subito adito alle polemiche, sia per la loro situazione coniugale (entrambi erano sposati), sia per la loro differenza d’età (lei aveva 36 anni, lui 53). La loro storia, durata 10 anni, fu molto intensa ma travagliata, piena di gelosie, litigi, tradimenti. Il ricchissimo armatore greco la tenne lontano dalle scene e le promise un matrimonio che poi non le concesse mai. Dalla loro storia d’amore nacque un bambino, Omero, che sfortunatamente morì dopo poche ore dalla nascita a causa di un’insufficienza respiratoria.

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IL BACIO PIU’ FAMOSO

Per chiudere, non posso non parlarvi del padre del romanticismo italiano: Francesco Hayez, autore del celebre “bacio” che tutti possiamo ammirare nella pinacoteca di Brera.
Ultimo di cinque figli di una famiglia particolarmente povera, proprio in conseguenza delle notevoli difficoltà economiche familiari, il piccolo Francesco viene lasciato in affidamento a una zia benestante, moglie di un mercante d’arte genovese proprietario di una galleria di quadri. Da qui inizia la sua formazione  che lo porterà a diventare un artista rinomato e molto richiesto in quel di Milano, dove entrerà in contatto con personalità importanti come Alessandro Manzoni, di cui effettuerà un ritratto.
Hayez realizza il Bacio, famoso quadro esposto a Brera, nel 1859.
Il Bacio diventerà il manifesto del romanticismo italiano, ma non è un quadro che parla esclusivamente di amore. Hayez era infatti innanzitutto un artista politico, e molti dei suoi quadri, compreso il bacio stesso, contengono elementi riconducibili a questa sua attitudine.
La scena, collocata in un contesto medievale, raffigura due giovani innamorati che si stanno baciando con passionalità.
I due innamorati simboleggiano però l’amore per la patria e la lotta allo straniero (in questo caso, gli austriaci) e l’opera riscosse un tale successo popolare che venne riprodotta da Hayez in altre tre versioni, con piccole modifiche fra l’una e l’altra.
La coppia hayeziana è la personificazione dell’Italia unita: «la pelle di lei è la pelle dell’Italia intera. Il suo corpo è nazione. La sua bocca è il punto dell’Unione”
Il pugnale nascosto nel mantello di lui, in segno di ribellione contro l’invasore asburgico, e la datazione del dipinto (1859, anno dell’ingresso di Vittorio Emanuele II a Milano e della seconda guerra d’indipendenza), rimandano per via simbolica all’impresa unitaria.
L’azzurro della veste della donna ed il rosso brillante della calzamaglia del giovane alludono non troppo velatamente al tricolore francese: Hayez, infatti, intendeva rendere omaggio alla Francia, alleata dell’Italia nell’impresa di liberazione dagli Asburgo.

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Paola – Milano In Tour

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